dimora che vive ancora
arte
memoria e accoglienza
La storia di Palazzo Acampora affonda le sue radici nell’isola di Corfù, durante la dominazione veneziana. La famiglia Acampora, di antica stirpe nobiliare, giunse in Campania nel XVIII secolo portando con sé simboli, leggende e un forte legame con la cultura lagunare. Tracce di quella memoria sono ancora visibili nei mosaici muranesi custoditi nel palazzo e negli antichi stemmi che raccontano di colombi, pini maestosi e gigli borbonici.
Nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, Palazzo Acampora divenne un salotto culturale frequentato da nobili, intellettuali e musicisti. Vi soggiornarono personaggi come il compositore Francesco Cilea e l’onorevole Enrico De Nicola, futuro primo Presidente della Repubblica Italiana. Sotto la guida di Francesco Acampora, il palazzo divenne anche centro politico e propulsore di opere pubbliche per l’intero territorio.





Il palazzo fu teatro di uno degli episodi più discussi dell’Ottocento: l’avvelenamento del generale Avitabile, figura leggendaria dell’esercito borbonico. Al centro della vicenda, Michelangela — sua giovane moglie — e Luigi Acampora, che pochi anni dopo ne erediterà nome, beni e residenza. I loro ritratti ancora oggi si osservano, in silenzioso confronto, nel salone delle feste.
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